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Giochi e usanze durante il Carnevale altoatesino: rituali divertenti che coinvolgono tutti i paesi

📅 14 Agosto 2026✍️ di Raffaella Pirani⏱️ 5 min di lettura

Tra fine gennaio e martedì grasso, in tutto l’Alto Adige i paesi grandi e piccoli portano in strada giochi e usanze che uniscono residenti e viaggiatori. Dai masi della Val Venosta ai borghi della Bassa Atesina, il Carnevale diventa un palcoscenico condiviso, dove la comunità recita se stessa e invita chi arriva a partecipare.

Negli ultimi anni l’interesse per i riti invernali è cresciuto: famiglie e curiosi cercano esperienze autentiche, sostenibili, capaci di raccontare un territorio. Qui, tra neve e vigneti, il Carnevale è anche pedagogia popolare: codici, maschere, suoni e piccole prove di coraggio che preparano alla primavera.

Scrivo da accompagnatrice e cronista cresciuta in una valle vicino a Merano: ogni stagione mi sorprende come questi riti, ripetuti e rinnovati, restino una bussola identitaria. Gli studiosi li collegano spesso al più ampio dibattito sul Patrimonio culturale immateriale promosso da UNESCO.

Egetmann di Termeno: teatro popolare e satira sociale

A Termeno sulla Strada del Vino, l’Egetmann Umzug è la sfilata che calamita l’attenzione degli appassionati. Si svolge tradizionalmente negli anni dispari, richiamando gruppi in costume che mettono in scena un matrimonio contadino dominato da regole teatrali e improvvisazioni.

Tra le figure più attese compaiono le maschere “chiassose” – con campanacci, stoffe e facce calcate – e i celebri “schnappviecher”, creature dal muso di legno che si aprono e chiudono a scatto. Il pubblico, stretto ai margini dei cortili, viene coinvolto da piccoli scherzi, corse all’ultimo secondo e micro-rituali di passaggio.

“Nel Carnevale di paese la comunità si osserva allo specchio, gioca coi ruoli e rimette in circolo energie”, spiega un antropologo del territorio. “La satira sociale qui resta leggibile e bonaria: il riso serve a ricucire”.

Scheibenschlagen in Val Venosta: dischi di fuoco contro l’inverno

Quando cala il buio, su colline e radure della Val Venosta compaiono bracieri e pertiche: è la sera dello Scheibenschlagen, lanci dei dischi incandescenti che fendono l’aria verso il fondovalle. Il gesto, semplice e magnetico, si prepara con cura: il legno viene arroventato, i ragazzi impastano la terra per fissare i supporti, gli anziani raccontano come “mandare lontano” la scintilla porta fortuna.

Il momento è corale. Ci si distribuisce in squadre intergenerazionali, ognuno sceglie un disco e una formula beneaugurante prima del lancio. Il fuoco attira famiglie e viaggiatori: a bordo campo, tè caldo e krapfen fatti in casa. Una raccomandazione condivisa dagli organizzatori è sempre la sicurezza, con aree segnalate e distanze rispettate tra spettatori e pedane.

Zusslrennen di Prato allo Stelvio: il ritmo dei campanacci

A Prato allo Stelvio va in scena lo Zusslrennen, corsa rituale guidata da giovani vestiti di bianco, adorno di fiocchi e nastri colorati. Enormi campanacci scandiscono il passo, mentre un aratro di legno viene trascinato tra le vie: un’antica invocazione di fertilità per i campi e promessa di raccolti generosi.

L’effetto è audiovisivo: rintocchi, neve calpestata, profumo di fumo e frittelle. Gli ospiti sono invitati a camminare lungo tratti del percorso, sempre lasciando spazio ai figuranti. Bambini e nonni cercano di decifrare i personaggi: il contadino, la sposa, l’oste, il mugnaio, ognuno con un gesto o una battuta.

Maschger nelle valli ladine: visite a sorpresa e dialetto in maschera

Nelle valli ladine l’inverno è costellato dalle “maschger”: piccoli gruppi mascherati che bussano alle porte, entrano in stube e osterie e si presentano con voci camuffate. Indovinare chi si nasconde sotto il costume è parte del gioco; a volte si barattano indizi in cambio di una poesia o di un breve ballo.

Il galateo locale è inclusivo e leggero. Se capita di trovarsi a Ortisei o a San Cassiano in quei giorni, l’invito è sorridere, rispondere in italiano o in tedesco senza forzare il dialetto e accettare un assaggio: una fetta di strudel, un bicchiere di succo di mela, un krapfen.

Giochi di piazza che uniscono: tiro alla fune, lotteria del krapfen, sci di legno

Oltre alle grandi sfilate, quasi ogni paese mette in calendario giochi di piazza. I più diffusi sono il tiro alla fune tra rioni, le corse con gli “sci di legno” legati a più persone – equilibrio e risate garantite – e le immancabili “lotterie del krapfen”, con dolci numerati e micro-premi artigianali.

Per i bambini compaiono percorsi su slitte trainate a mano, pesca di oggetti in borse misteriose e la “cassaforte della fortuna”: una cassettina da aprire con chiavi tutte diverse, solo una delle quali funziona. Sono format semplici, sostenibili e replicabili, che valorizzano le associazioni locali – banda, vigili del fuoco volontari, club sportivi – e lasciano spazio all’incontro.

Quando andare, come partecipare: consigli pratici

Il cuore degli appuntamenti cade tra le due settimane prima del martedì grasso e la prima domenica di Quaresima. Verificate i calendari ufficiali dei comuni: alcune sfilate si tengono a cadenza biennale o in date fisse legate al fine settimana.

  • Muoversi leggeri: in molti borghi l’accesso auto è limitato; preferite treni locali e bus, oppure parcheggi scambiatori.
  • Abbigliamento a strati: serate fredde, pavé scivoloso. Servono scarponcini e guanti.
  • Partecipazione rispettosa: non ostacolate i cortei, chiedete prima di fotografare bambini e maschere impegnate in un ruolo.
  • Gusto locale: provate krapfen, tirtlan e zuppe in osteria; spesso il ricavato sostiene associazioni del paese.

Con l’arrivo della bella stagione alle porte, questi riti d’inverno raccontano un Alto Adige accogliente e consapevole. La scena è condivisa: chi abita qui custodisce e rinnova, chi visita ascolta e partecipa. E tutti, per qualche ora, giocano la stessa partita contro il freddo, brindando alla luce che ritorna.

Raffaella Pirani

Raffaella è cresciuta in una piccola valle vicino a Merano. Da oltre dieci anni accompagna gruppi alla scoperta dei masi e dei sentieri eno-gastronomici altoatesini, curando itinerari esperienziali per famiglie e viaggiatori curiosi. Ama raccontare loro storie e tradizioni che ha vissuto in prima persona.

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